Tesori ri-emersi: scoperto il molo del porto romano di Lecce

In onore delle Giornate europee dedicate all'archeologia, sono state effettuate numerose ricerche che hanno riportato alla memoria la grandezza di Lecce nel passato, grazie al ritrovamento di veri e propri tesori nascosti.

 La coordinatrice Rita Auriemma, archeologa presso l'Università del Salento, ha presentato, nell'ambito del Museo Castromediano leccese, i primissimi risultati delle indagini, assolutamente non invasive, effettuate sia in mare sia a terra, in collaborazione con la Facoltà di Beni Culturali dell'Università del Salento.

Grazie agli scavi e alle ricerche condotte con raffinatissimi sistemi di ultima generazione, presso la località di Posto San Giovanni, nell’Oasi WWF Le Cesine sono stati ritrovati resti molto interessanti, che sembrano proprio appartenere allo scalo portuale della Lecce di epoca romana.

Un complesso portuale notevole nel Salento

Immensi blocchi a forma di parallelepipedi in pietra leccese, uniti in una struttura larga circa otto metri, si allungano per un centinaio di metri in direzione nord-est: un vero e proprio molo, realizzato con le tecniche tipiche di quelli adriatici, caratterizzato da blocchi in crollo lungo le fiancate, probabilmente a causa della posizione estremamente esposta ai venti, che nel Salento possono soffiare anche molto forte.

Potrebbe trattarsi della terminazione della struttura già individuata in passato dai ricercatori Francesco Esposito e Giuseppe Ceraudo, ricreando, insieme a quella che è stata soprannominata la "Chiesa sommersa", un complesso di tre ambienti di grande dimensione, che delineano una realtà portuale di entità considerevole.

La cronologia dei resti ritrovati è ancora molto incerta, tuttavia molte sono le fonti che ci descrivono lo sbarco di Ottaviano da Apollonia nel porto di Lecce, allora chiamata Lupaie, come un evento di grande importanza, e proprio per questo motivo si presuppone che la zona portuale fosse già ben strutturata per ospitare un personaggio così illustre.

Lecce e il suo illustre passato

Già nel 2014 erano stati individuati grossi pali che documentavano gli interventi di ricostruzione del porto durante il quindicesimo secolo voluti da Maria di Enghien, allora contessa di Lecce. Lungo la costa delle Cesine, poi, la stessa squadra di ricerca aveva individuato una serie di relitti sulla spiaggia, che non potevano che essere la prova di un porto molto attivo e di un fitto commercio navale.

Le ricerche condotte dall'archeologa Rita Auriemma, insieme ai ritrovamenti degli ultimi anni, stanno sempre più delineando un passato glorioso di una terra che spesso viene elogiata principalmente per le bellissime spiagge e per il mare cristallino.

Un water-front ricco di significato, dunque, che siamo sicuri ci regalerà ancora numerose sorprese. Le indagini infatti non si fermano qui, ma continueranno per tutto l'anno con l'ausilio di droni e robot subacquei dotati di telecamera, e con il supporto dell'Ufficio marittimo locale, del Corpo forestale e della direzione della Riserva delle Cesine.

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