
Il nostro pianeta è ricco di paesaggi dalla bellezza sconvolgente e non stupisce che molti di questi siano ammantati di leggende e di storiefantastiche che li rendono affascinanti e suggestivi.
Uno di questi luoghi è nel Salento, incastonato tra due Marine di Melendugno, Torre dell'Orso e Roca Vecchia: è la "Grotta della Poesia", un complesso di cavità carsiche che fa parte del "Parco Archeologico di Roca Vecchia".
La principessa della grotta
La leggenda racconta di una principessa di indicibile bellezza che soleva tuffarsi nelle acque della grotta perché da questa considerate benefiche. Presto in tutto il territorio circostante si sparse la notizia di questa leggiadra fanciulla e molti poeti e cantori giunsero alla grotta per mirarla, trovando così ispirazione per i loro versi: narrarono di algide regine nordiche, di calde donne orientali e di romantiche ninfe.
È da questi racconti che secondo alcuni la grotta ha tratto il nome, anche se gli storici ne fanno derivare l'origine dal termine greco medioevale "posia", in riferimento ad una sorgente di acqua dolce che qui scorreva in passato.
Un passato che vedeva questo complesso carsico completamente chiuso, ma le cui volte rocciose nei secoli sono crollate a causa della forza degli elementi: quello che si presenta oggi al visitatore è una delle piscine naturali più belle e affascinanti al mondo, ricolma di acqua di mare dai colori che sfumano dal verde al turchese e che penetrano in questo anfratto naturale attraverso uno stretto canale percorribile a nuoto. Le acque trasparenti ammaliano bagnanti rilassati ma anche quelli più temerari che dalle pareti della grotta si esibiscono in tuffi decisamente spettacolari.
Memorie storiche nella grotta e nei dintorni
Questo complesso carsico è composto da due grotte: la Posia Grande, che è quella più vicina al mare, e la Posia Piccola che è quella che desta maggiore interesse dal punto di vista storico-archeologico, in quanto sulle pareti rocciose sono state rinvenute figure umane e zoomorfe, simboli e soprattutto iscrizioni in lingua messapica, greca e latina spesso lasciate impresse dai naviganti che si apprestavano a prendere il mare, magari alla volta dell'attuale Grecia o Albania, le cui coste sono ben visibili nelle giornate ventose e limpide.
Molte scritte, complessivamente risalenti al periodo tra il II a.C. e l'epoca della Repubblica Romana, sono poi di carattere votivo in onore del dio pagano Thaotor Audirahas, invocato per curare i malanni e per togliere il malocchio.
Tracce storiche sono presenti anche nei dintorni della "Grotta della Poesia", in quanto Roca Vecchia era abitata dagli antichi messapi sin dal IV a.C., a partire dalla torre che da il nome al luogo: si tratta di una torre quadrata che sorge diroccata su un isolotto roccioso a pochi passi dalla terraferma, costruita nel '500 come difesa dai terribili turchi.
A poca distanza si trovano le rovine del trecentesco castello realizzato per volere di Gualtiero IV di Brienne che dopo essere stato assaltato dai turchi stessi e diventato rifugio di pirati, fu distrutto da Carlo V nel 1544.
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